Milano, 28 feb. (askanews) - "Cercherò di battermi ancora e non mollare perchè fa bene alla salute altrimenti il cervello si addormenta e non va bene". A 84 anni Antonio Mela è ancora animato dalla passione per il suo lavoro: ottenere olio extra vergine dalle olive taggiasche raccolte ogni anno, prima della maturazione, negli oliveti abbarbicati sulle colline dell'entroterra Imperiese. Quest'anno il suo impegno è stato premiato con il riconoscimento speciale Mastro Oleario d'Oro 2024, in occasione dell'ultima edizione di Evolio Expo. Non è la prima volta per il Frantoio di Sant'Agata di Oneglia, ma questa volta il premio arriva da altri produttori:
"E' una grande soddisfazione, premi ne abbiamo presi tanti ma questo è un premio a tutto, alla carriera - Antonio Mela, presidente del Frantoio di Sant'Agata d'Oneglia - Per noi è stata una grande soddisfazione per tutta la famiglia, in primis per me".
Antonio e sua moglie Paola hanno iniziato questa avventura quasi 40 anni fa. L'azienda di famiglia, nata nel 1827 in questo borgo ligure, aspettava di essere guidata verso un futuro che oggi parla di alta ristorazione e mercati stranieri. E quando nel 1987 tocca ad Antonio Mele, il passaggio generazionale coincide con una portata innovativa che è stata la chiave per la crescita del frantoio:
"Prima mio padre vendeva l'olio a damigiane - ci ha raccontato Antonio Mela - noi invece volevamo andare con la bottiglia. Lui allora mi dice va bene: la bottiglia l'hai scelta carissima, il vasetto cilindrico costerebbe 130 lire quello che avete scelto voi 400-450 cosa fate? Facciamo quello che abbiamo deciso".
La storia di questo frantoio è prima di tutto una storia di famiglia. Oggi in azienda con Antonio ci sono due figlie, Serena, che si occupa del marketing, e Cristiana, responsabile delle esportazioni, che oggi rappresentano il 30% della produzione, con Francia e Corea del Sud tra i mercati più ricettivi fuori dall'Italia. "Cristiana è quella che è entrata in azienda per prima e poi nel 2000 purtroppo mia moglie è mancata e lei era un pilastro grande e allora è entrata l'altra figlia che diceva io non vengo a lavorare con voi, poi quando è morta la mamma ha detto vorrei prendere il posto della mamma".
I ricordi di famiglia si intrecciano con la storia dell'azienda, scandita dallo spirito innovativo che quest'uomo nasconde sotto la sua coppola, simbolo della cultura contadina a cui appartiene. Ed è cosi che la tradizione è riuscita a convivere con la tecnologia 4.0 del frantoio, dove la riduzione degli sprechi va di pari passo con la qualità del prodotto: "Una volta le olive le tenevano 15 giorni e l'olio era quello che era. Questa discussione io l'avevo già avuta con mio padre poi abbiamo preso in mano noi e abbiamo cambiato il frantoio, rendendolo moderno: tutto in acciaio inossidabile ma mio padre era abituato con la mola, la pressa". La mola e la pressa sono ancora lì a ricordare le origini. L'innovazione traccia la rotta per il futuro. A tenere tutto insieme resta la passione per una storia di quasi 200 anni: "Chi non fa il lavoro con passione e amore deve fare un'altra cosa. E questo me l'ha insegnato anche mio figlio: lui è un grande musicista, io spesso gli dicevo se vieni a lavorare anche solo una settimana con noi io ti pago lo stipendio e lui mi ha risposto ma papà io faccio un lavoro che mi diverte, guadagno e mi diverto. Da lì - ha concluso - ho capito che è giusto così".