Clizia Incorvaia, la replica ‘di fuoco’ contro l’ex Sarcina: “Vergogna. Le parole feriscono più dei fatti”

Dopo la notizia di una seconda denuncia da parte del cantante, l'influencer ha risposto a tono con un messaggio social. Difendendo sé stessa e la figlia Nina. Ecco i dettagli.

Tommaso Pietrangelo

Tommaso Pietrangelo

Giornalista

Autore, giornalista, cantautore. Laureato in Letterature Straniere, è appassionato di cinema, poesia e Shakespeare. Scrive canzoni e ama i gatti.

Clizia Incorvaia e Francesco Sarcina
Fonte: Mediaset Infinity

Tocca a Clizia Incorvaia, stavolta, rispondere a tono dopo la notizia di ieri. Si parlava infatti di una nuova denuncia (la seconda) piovuta dall’ex compagno Francesco Sarcina, che avrebbe accusato Clizia di usare la figlia, via social, per trarne un profitto economico. Oggi l’influencer e moglie di Paolo Ciavarro – in questi giorni scossa dalla recente scomparsa in famiglia di Eleonora Giorgi – ha quindi affidato a Instagram un lungo sfogo. In cui ha replicato, punto su punto, all’ex Sarcina. Sottolineando la sua intenzione di difendere da tutto e da tutti la figlia Nina. Ecco i dettagli qui sotto.

Clizia Incorvaia, la replica social a Francesco Sarcina

È arrivata a distanza di pochissime ore, la replica al veleno di Clizia Incorvaia. Un lungo messaggio social, suddiviso in due storie su Instagram. E il tutto in riposta al nuovo attacco dell’ex Sarcina, che essendo contrario alla condivisione di contenuti social che riguardano la figlia Nina, avrebbe sporto denuncia. Secondo l’artista, l’ex compagna userebbe la piccola solo per "trarne un profitto economico senza alcuna autorizzazione". Ma l’opinione di Clizia è un’altra.

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"Sono una persona che ama profondamente sua figlia", ha esordito la Incorvaia su Instagram, "e so che, nonostante la fine di un matrimonio, lei è una bambina meravigliosa, serena, risolta, felice. Provo un senso di vergogna davanti a chi, pur di colpire l’altro genitore, non riflette sul danno che potrà provocare a un figlio che un giorno leggerà tutto questo. Le parole restano, e feriscono più dei fatti".

E ancora, Clizia ha proseguito: "Se io, fino ad oggi, ho taciuto e ho omesso l’impossibile, l’ho fatto solo per proteggere mia figlia. Per evitarle di finire in un vortice mediatico, per non farle leggere certe cose sui giornali o sentirle nei talk show. E soprattutto per non compromettere l’idea che potrà aver di suo padre. Condividere piccoli momenti della nostra quotidianità, sempre in modo rispettoso, non vuol dire esporla o sfruttarla, ma raccontare una realtà familiare autentica, come tante altre madri fanno ogni giorno, anche fuori dai social". Ma lo sfogo non è certo finito qui.

La rabbia di Clizia Incorvaia e i precedenti con Sarcina

In un secondo post al veleno, infatti, Clizia ha ripreso con decisione il filo del discorso: "Io ho sempre fatto in modo che la sua presenza online (della figlia Nina, ndr) fosse misurata, rispettosa e mai forzata, consapevole che oggi essere genitori significa anche proteggere l’identità digitale dei propri figli. È una forma di amore silenziosa, ma fondamentale"

Infine la chiusura: "Rispetto il ruolo del padre e continuerò sempre a mettere al centro il benessere di nostra figlia, nella convinzione che educare all’equilibrio tra vita reale e digitale sia oggi parte della nostra responsabilità genitoriale. Essere genitori vuol dire anche sapersi fermare un passo prima del dolore altrui. Vuol dire amare più della rabbia. E io continuerò a scegliere questo, sempre".

Insomma, le parole di Clizia Incorvaia sembrano una bella lezione di stile anche per l’ex Sarcina. C’è rabbia, è vero, ma non viene espressa con volgarità o con accuse cattive. Bensì con tanta logica e un discorso che fila perfettamente. Purtroppo, però, la seconda denuncia di Sarcina resta. La prima era arrivata nel 2019, e aveva poi spinto gli ex a un accordo, per cui Clizia si impegnava a non pubblicare foto e video della figlia. Ma a distanza di anni, la Incorvaia è tornata (saltuariamente) a condividere scatti. E allora la disputa è ripartita da capo.


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